Attività ecclesiali di carità: assetti giuridici e gestionali: a Malosco si è svolto il seminario di ricerca

Si è concluso a Malosco (Trento) il seminario di ricerca organizzato dal Centro Studi Ricerca Sociale Fondazione Emanuela Zancan in collaborazione con la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, il Centro di Ricerca Maria Eletta Martini la Caritas Italiana intitolato “Attività ecclesiali di carità: assetti giuridici e gestionali” che si è svolto dal 13 al 16 luglio.

Il seminario ha preso avvio dalla ricerca Caritas / Sant’Anna, che a sua volta muove da una consapevolezza teologica e istituzionale legata al fatto che per i cristiani cattolici l’attività caritativa non è assimilabile al volontariato, ma costituisce una forma di testimonianza della propria vocazione ecclesiale. La carità, come ci hanno insegnato anche don Giovanni Nervo e don Giuseppe Pasini, non è quindi un’attivita eventuale, ma una dimensione costitutiva della Chiesa, che richiede forme organizzative e istituzionali adeguate.

In questo quadro si colloca la nascita della Caritas, come istituzione ecclesiale nazionale finalizzata a coniugare ispirazione ecclesiale e strutturazione operativa della carita nei diversi livelli territoriali. Questa premessa presenta una tensione strutturale che ha attraversato il lavoro di ricerca e formativo e che costituisce anche il punto di partenza del seminario: la carita ecclesiale deve essere al tempo stesso Sedele alla propria identita teologica, efficace sul piano operativo ma anche conforme ai vincoli ginridici (canonici e statali).

Questa tensione si è tradotta, nel contesto italiano, in un modello organizzativo specifico:
= le Caritas sono uffici pastorali delle diocesi e non enti autonomi;
= le attivita caritative sono prevalentemente svolte tramite enti giuridici distinti (enti gestori e co-
gestori).

Questo modello, pur essendo funzionale, si caratterizza oggi per una forte eterogeneita e per una non sempre piena consapevolezza teorica delle sue implicazioni. L’eterogeneita non è soltanto formale: la ricerca svolta dalla Scuola Sant’ Anna evidenzia come la grande maggioranza delle Caritas diocesane operi tramite enti gestori giuridicamente distinti dalle stesse diocesi, con una forte diversita nelle forme organizzative e una crescente complessita nei rapporti tra titolarita ecclesiale e gestione operativa. A cio
si aggiunge una domanda diffusa di competenze giuridiche, organizzative e finanziarie, che segnala un processo di trasformazione ancora in corso e non pienamente tematizzato.

Le trasformazioni del contesto

Negli ultimi decenni, questa tensione si intensificata a causa di tre principali trasformazioni.

In primo luogo, una trasformazione giuridica in ambito civile, legata alla riforma del Terzo settore, che ha introdotto nuove categorie (in particolare gli enti del Terzo settore) e nuove modalità di relazione con la pubblica amministrazione. In secondo luogo, una trasformazione economica, caratterizzata dal passaggio da modelli fondati su patrimoni stabili a modelli sempre più legati alla progettazione e a finanziamenti vincolati (come quelli dell’8xmille) e al fundraising. Infine, una trasformazione organizzativa, segnata da una crescente professionalizzazione delle attività caritative e dallo sviluppo di modelli operativi sempre più complessi, i quali hanno portato a una trasformazione del Terzo settore in generale e del fenomeno del volontariato in particolare. Tutto ciò deve essere collocato all’interno anche di una “trasformazione ecclesiale”, relativamente ai cambiamenti anche di sensibilità pastorale e quindi organizzativa che hanno interessato la Chiesa dagli anni Settanta ad oggi.

Nel loro insieme, questi elementi suggeriscono che non si è di fronte a un semplice adattamento organizzativo, ma a una trasformazione più profonda delle modalità attraverso cui la carità ecclesiale viene esercitata e governata.

Alla luce di questi elementi, il seminario si propone di affrontare una domanda centrale: come si governa istituzionalmente la carità ecclesiale quando essa è simultaneamente vocazione teologica, attività giuridicamente regolata e servizio socialmente organizzato? In forma più operativa, la questione può essere formulata nei seguenti termini: quali modelli giuridico-organizzativi consentono alla Chiesa di esercitare la carità senza perdere la propria identità ecclesiale e senza compromettere la sostenibilità
istituzionale delle proprie attività?

Assi tematici e domande di ricerca

A partire da questa domanda generale, il seminario potrebbe articolarsi in cinque assi tematici principali.

Identità ecclesiale e forma giuridica
Questo primo asse affronta il rapporto tra natura ecclesiale della carità e forme giuridiche attraverso cui essa viene realizzata.
Tra le principali questioni:
= la crescente esternalizzazione delle attività caritative verso enti giuridicamente distinti è da considerare uno sviluppo coerente con l’ecclesiologia della carità o un processo di progressiva separazione tra dimensione pastorale e operativa?

= in che misura il principio di responsabilita del Vescovo (Intima Ecclesiae natura) trova effettiva attuazione nei modelli attuali, caratterizzati da soggetti giuridici autonomi?

= si sta configurando, di fatto, una distinzione tra “carita ecclesiale” e “servizi caritativi”?

Modelli organizzativi e responsabilità
Il secondo asse riguarda la pluralità dei modelli organizzativi adottati (fondazioni, cooperative,
associazioni, enti ecclesiastici, ecc.).

Le principali domande:
= la varietà delle forme giuridiche adottate (fondazioni, cooperative, associazioni, enti ecclesiastici) risponde a criteri consapevoli o a stratificazioni storiche e opportunità contingenti?

= l’uso diffuso di enti gestori implica una ridefinizione della titolarita effettiva delle attività caritative?

= la distinzione tra ente gestore e co-gestore è solo funzionale o riflette diversi modelli di governo ecclesiale della carità?

Trasformazione economica e finanziaria
1l terzo asse si concentra sulle trasformazioni delle fonti di finanziamento.

Le questioni principali:

= il passaggio da modelli fondati su patrimoni stabili a modelli basati su progettazione e fundraising introduce una trasformazione della logica della carita ecclesiale?

= la crescente dipendenza da finanziamenti vincolati (8xmille, bandi, fondi pubblici) incide sulla definizione delle priorita pastorali?

= si sta affermando un modello in cui la sostenibilita economica orienta le forme della carita?

Terzo settore e diritto canonico
1l quarto asse affronta il rapporto tra diritto statale e diritto canonico.

Le domande principali:

= l’adozione della qualifica di ETS rappresenta un’opportunitd o introduce vincoli incompatibili con la struttura canonica degli enti ecclesiastici?

= il “ramo ETS” è uno strumento stabile o una soluzione adattiva che genera nuove criticita (in particolare sul piano patrimoniale e della responsabilita)?

= lintegrazione nei processi di co-programmazione con la pubblica amministrazione ridefinisce il ruolo ecclesiale della carita in senso funzionale al sistema pubblico?

Uso del patrimonio ecclesiastico

11 quinto asse rignarda il tema dell’utilizzo dei beni ecclesiastici non più destinati alle finalita originarie.

Le questioni principali:

= la destinazione a fini sociali di beni ecclesiastici non piu utilizzati per il culto rappresenta una continuita della funzione ecclesiale o una sua riconfigurazione

= quali modelli giuridici consentono di mantenere il controllo ecclesiale evitando al contempo rischi
patrimoniali e responsabilita eccessive

= il riuso sociale del patrimonio ecclesiastico può diventare uno strumento strutturale di azione
caritativa?

Come è nella tradizione dei seminari di Malosco, a ciascun partecipante è stato chiesto di riflettere su questi punti e di proporre proprie considerazioni su uno o piu dei punti indicati, esponendo tali riflessioni nella prima giornata del seminario stesso.